Imaginarea Daily

Il 12 novembre 1949 nasce il celebre pulmino Volkswagen 

 

Ci pensiamo poche volte, ma il design delle automobili influenza il modo in cui guardiamo e interpretiamo la vita di una città. E il T1, il pulmino Volkswagen nato dall’idea di un commerciante olandese di Maggiolini, è uno di quei casi. Ci hanno insegnato che tutto quello che si appresta a diventare icona deve ancorarsi a pochissimi elementi: un solo nome e un solo uso, ad esempio. Per quanto riguarda il T1, niente sembra calzare con questi presupposti, a partire dal nome: è conosciuto come Bulli in Germania, VW Bus in America e Kombi in Brasile.

Quando fu messo sul mercato, la casa tedesca ne intuì la versatilità di una scatola mobile capace di trasportare cose e persone. Negli Stati Uniti, invece, acquistare un camper Volkswagen significava porsi dall’altra parte della barricata rispetto alle grandi auto sfornate a Detroit, che parlavano di status symbol e di case bianche con staccionate. A quelle auto di rappresentanza, la cultura hippie contraria al Vietnam rispondeva con un motto che potrebbe racchiudersi in “stipati, ma felici” (magari alla volta di un concerto o di una manifestazione).

Alla fine, l’identità è quella che ognuno decide di cucirsi addosso, componendola con quanto si raccoglie nel quotidiano. Motivo per cui, nel nostro omaggio, un bikini, un paio di occhiali da sole e degli elastici per legare i capelli restituiscono la celebre forma. Ma è il simbolo hippie della pace a trovarsi perfettamente a suo agio dove invece dovrebbe esserci il brand Volkswagen. Una mimetizzazione felice, frutto di usi e di idealità; ci avevate fatto caso?

Onomastico: San Diego

Calendarea 2020, Traveltelling 

L’11 novembre 1821 nasce Fëdor Dostoevskij 

È una notte come un’altra e un giovane si aggira solo per le strade di San Pietroburgo. Ha un solo problema che è quello di essere un sognatore: per questo, lo scarto tra aspettative e realtà finisce sempre con l’immeritato vantaggio delle prime. Un viveur nell’immaginazione, ma un latitante nella socialità. Una sera, però, incontra una ragazza che ha una storia da raccontargli: la giovane è prigioniera di una nonna cieca che la sorveglia paradossalmente a vista, e attende un amore solo sospirato. Ma ha una vividezza tale che il narratore (che per tutto il romanzo rimane senza nome), riconosce in lei il contraltare della sua attitudine sbiadita alla vita. Ha trovato, finalmente, il pane per quei suoi denti, che finora avevano masticato solo fantasie.

“Le Notti Bianche” (1848) di Fëdor Dostoevskij, è ambientato a San Pietroburgo in quattro notturni estivi di chiacchiere e racconti; sono serate luminescenti, perché il sole decide di andar via alle 22. Per premura, abbiamo pensato di donare al giovane un colbacco appena sfornato, ma si tratta di un modello che può andar bene anche in estate. Siamo sempre in Russia, no?

Onomastico: San Martino

Calendarea 2017, Chapeau!

Il 10 novembre 1928 nasce Ennio Morricone 

Conan Doyle passò tutta la vita prigioniero di un cruccio: raggiunse la fama con Sherlock Holmes, ma avrebbe preferito esser riconosciuto dal mondo come autore di romanzi storici. L’astio letterario era tale che a un certo punto decise di uccidere il suo personaggio; per poi ripensarci un romanzo dopo. In maniera velatamente analoga, abbiamo buone ragioni per credere che nelle prime righe di ogni biografia di Ennio Morricone, leggerete sempre queste due fumanti parole: ‘spaghetti’ e ‘western’.

In quarant’anni di carriera, il compositore ha scritto oltre quattrocento colonne sonore; l’Oscar, poi, non è arrivato grazie alla collaborazione con Sergio Leone, ma con “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino (2016). Scavando ancora nella sua biografia, scopriamo che è stato trombettista jazz e si è formato con il compositore Goffredo Petrassi; a Roma, in gioventù, si lega all’avanguardia musicale più colta ed è tra i fondatori del “Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza”. Un’altra vita musicale che ora, forse, avrà tutto il tempo di assecondare.

Lo immaginiamo ancora là, nello studio di Piazza Venezia, la sua botola nascosta dal mondo da ben due porte. Lì dentro, lo si sarebbe visto scrivere sempre rigorosamente a mano. Lo spartito è pronto e siamo certi che, dovunque sia ora Ennio Morricone, avrà sempre buon vento.

Onomastico: San Leone Magno

Calendario Belgacom (società TLC belga), 2002

Il 9 novembre 1989 cade il Muro di Berlino 

Nel corso dei 28 anni di vita del Muro, la Porta di Brandeburgo si trovava nella Berlino sovietica e divenne sin da subito il vessillo dell’orgoglio della DDR. Tanto che, quando Kennedy si recò in visita nel 1963, il monumento venne coperto da striscioni rossi, così da impedire al presidente americano di volgere lo sguardo a Est.

Ma arriviamo a quella sera del 9 novembre 1989, quando è in corso una conferenza stampa della Repubblica Democratica Tedesca; il linguaggio è il burocratese, quello che dilata tutto, per non dire niente. Il governo filocomunista, dal canto suo, era in una situazione che faceva acqua da molte parti: Gorbačëv aveva aperto alcune frontiere verso Ungheria e Polonia e così molti tedeschi (con il pretesto di una gita nella nazione vicina), stavano già cominciando a passare a Ovest. La sera del 9 novembre 1989, il giornalista dell’ANSA Riccardo Ehrman rivolse una domanda a un funzionario tedesco, in merito a delle misure che sembravano paventare un libero fluire di persone, attraverso la cortina di ferro. Alla frase “Da quando saranno operative?”, la risposta del funzionario fu: “Per quanto mi riguarda, da questo momento”; valeva anche per Berlino Ovest. Di lì a qualche ora, la Porta di Brandeburgo divenne di nuovo un varco; il Muro, di lì a poco, cadde.

Una sola domanda, precisa quanto contestualizzata, ha disegnato di nuovo i confini della Germania.

Onomastico: San Teodoro

Calendarea 2005, Inarea square 

L’8 novembre 1934 l’Accademia di Svezia assegna il Premio Nobel per la letteratura a Luigi Pirandello

Sembra che Luigi Pirandello, subito dopo aver ricevuto il Nobel a Stoccolma, fece in fretta le valigie alla volta di Praga, per onorare un impegno preso con l’Istituto Italiano di Cultura.

È un fatto sicuramente emblematico di ogni lavoro nell’ambito artistico, o creativo: un contatto importante, un’occasione che può spuntare. In ogni circostanza, aleggia sempre quel canto di sirena che la fa apparire come unica e determinante. Lo stesso Mattia Pascal dice che lui, libero veramente, poteva esserlo solo con la “valigia in mano”: oggi qua, domani là. La qual cosa vale anche e soprattutto per lo scrittore di Agrigento, che raggiunse la fama con il teatro intorno ai cinquant’anni: un outsider, che sicuramente si sentì in dovere di recuperare.

Ah, che fatica guadagnarsi il pane!

Onomastici: Santi Quattro Coronati, Martiri

Calendarea 2015, Food Year

Il 7 novembre 2010 viene consacrata la “Sagrada Familia”

La prima idea della “Sagrada Familia” si perde un po’ lontano: era il 1882 e, a disegnarla, era stato chiamato un architetto che aveva presentato un progetto in perfetto stile neogotico. Non basterà e, neanche un anno dopo, il testimone passerà ad Antoni Gaudí.

Eminenti voci della storia dell’arte, ci dicono che l’architettura gotica sia una sorta di similitudine del discorso logico: tutte le parti devono tendere alla chiarezza finale, ma allo stesso tempo devono essere riconoscibili. Questo è il motivo per cui, in una cattedrale, noteremo sempre le nervature sui pilastri. In Gaudì questo aspetto non è così scontato: da qualunque punto la si osservi, la “Sagrada Familia” ci appare sempre un po’ spumosa; persino le sue torri sembrano risucchiate dal fondo. Eppure, qualcosa di quella corrispondenza biunivoca la ritroviamo anche in questo puzzle catalano. Chiunque sia entrato al suo interno, ha due compagni di viaggio, che sono le luci e i colori. E questo non è nient’altro che l’effetto del modo in cui i volumi si appoggiano l’uno sull’altro, mantenendo così la coerenza logica del gotico.

Abbiamo provato a ricostruire l’idea di una struttura che si tramuta in colore, attraverso la relazione tra la mina e la sua matita. Ma è solo un prototipo: per vedere l’effetto finale, dovremmo attendere l’inaugurazione della chiesa nel 2026 (dopo appunto la consacrazione del 2010). E, quando andrete a Barcellona, ricordate che il pagamento del biglietto d’ingresso serve ancora a finanziare questa sospirata inaugurazione.

Onomastico: San Prosdocimo

Calendarea 1992, I magnifici dodici (non pubblicato)

Il 6 novembre 1835 nasce Cesare Lombroso 

Cesare Lombroso è uno di quei personaggi che ha un biglietto da visita permanente, ed è l’aggettivo “lombrosiano”. Omen nomen, il suono di questa parola porta con sé un retaggio se non sinistro, neppure così gioviale: al pronunciarla, tiriamo in ballo un rapporto diretto tra i tratti somatici di un individuo e la sua personalità. Nel caso di Cesare Lombroso, questo si concentrava sullo studio delle attività criminali (“L’uomo delinquente”, del 1876, è la summa dei suoi studi).

Una fronte bassa, un naso aquilino o un sopracciglio inarcato: voilà, ecco alcuni metri di misura del medico sabaudo. Per parlare di questo personaggio, però, oltre al centimetro abbiamo scelto anche una civetta che, nell’antica Grecia, era tra gli attributi di Atena. Questa dea era sapiente anche perché, al pari dell’animale notturno, sapeva vedere al di là della notte; diciamo pure oltre le apparenze.

E, a proposito di misure, vogliamo ricordare a tutti i lombrosiani che 2+2 fa sempre 5 (i Radiohead, gruppo rock inglese, ne hanno tratto persino una canzone).

Onomastico: San Leonardo

Calendarea 1997, Time measure

Il 5 novembre 1974 si apre a Roma la “Conferenza mondiale dell’alimentazione”

In “Roma”, Federico Fellini ci proietta in una serata carnascialesca della città, tra frattaglie, canti e carbonare anni ‘70. Ecco, immaginiamo quelle stesse trattorie riempirsi dai delegati di tutto il mondo, giunti nella città della FAO per la “Conferenza mondiale dell’alimentazione” nel 1974. È stato un evento abbastanza epocale, in un tempo ancora avido di “Giornate mondiali di…”: crisi petrolifera, diminuzione delle riserve agricole dei grandi produttori (Stati Uniti in primis), erano tra i fatti che lanciarono l’allarme.

Da questo summit, nacque il “Comitato per la sicurezza alimentare mondiale”, che aveva il compito di monitorare sulle politiche di produzione e di accesso al cibo. Il monito a quel pezzo di mondo che poteva permettersi di riempire le trattorie di Fellini o i McDonald’s di Ray Kroc, era per la prima volta chiaro: il problema alimentare si affronta coltivando rapporti ampi, oltre le nostre aiuole, recuperando il valore autentico dell’agricoltura.

Onomastici: Santi Donnino, Teotimo e Compagni, Martiri

Calendarea 1995, Forma e funzione

Il 4 novembre 1869 viene pubblicato il primo numero della rivista scientifica “Nature”

Nell’Ottocento ci si rivolgeva alla Natura chiamandola con la lettera maiuscola. Non era deferenza, ma un modo per cucire un rapporto molto sfaccettato. In Leopardi, ad esempio, essa è una sacerdotessa custode del tempo, austera e severa. Dice chiaramente all’uomo che è stato uno sciocco a pensare che il mondo fosse stato fatto per lui; non a caso, l’Islandese a cui si rivolge scomparirà qualche secondo dopo questo colloquio (e per cause ignote…).

Stesso periodo, altro Stato, un altro poeta, ma un diverso dialogo: la Mente umana si affida e costruisce sul solido terreno della Natura. Sono le parole di William Wordsworth, che vennero stampate sul primo numero di “Nature”, il 4 novembre 1869. Una dichiarazione d’intenti. Infatti, potremmo spiegare il rapporto degli inglesi con la natura con il concetto di pittoresco che ha nel giardino all’inglese il suo più chiaro esempio: è un gioco tra le parti tra l’artificio umano e la signora padrona di casa. Tutto, però, con molto tatto. Oggi, oscilliamo tra due avamposti: quel chiamare la natura per nome è stato sostituito da un “tu” così diretto che, se essa potesse parlare, ci direbbe che le è urlato in faccia. Parallelamente, arrivano altri modi di dire, e “Gaia” non è che tra i più noti: con questa parola ci si riferisce a una corrente di pensiero secondo cui la Natura avrebbe in sé tutti i meccanismi per rigenerarsi, nonostante i nostri agenti inquinanti, il surriscaldamento globale o la plastica in mare.

Il nostro in bocca al lupo va allora tutto a riviste come “Nature”: oggi è più che mai difficile riuscire a restare abbottonati, senza perdere il filo tra scienza, divulgazione, fantascienza e fake news. E finiamo con il mimetizzarci, come il camaleonte.

Onomastico: San Carlo Borromeo

Calendarea 2003, On the button 

Il 3 novembre 1957 il cane Laika viene lanciato nello spazio

Laika è stato il primo essere vivente lanciato nello spazio e la sua avventura sul missile Sputnik 2 ci ha regalato piccole questioni di cuore. La prima, purtroppo, tutta personale: forse per un infarto, o per lo shock troppo forte, la cagnolina morì poche ore dopo il lancio nella bassa orbita terrestre. Non sarebbe arrivata mai nello spazio, nonostante i bollettini della propaganda sovietica. Laika ha avuto, però, molta fortuna postuma, soprattutto nella musica: l’hanno ricordata i brani di Max Richter, dei Gorillaz, o degli Arcade Fire, solo per fare qualche nome…

Sempre durante la Guerra Fredda, gli americani inviarono idealmente un cane nello spazio che era già molto amato: si tratta di Snoopy, che nel 1968 diventerà la mascotte del programma Apollo 10. Ma attenzione, nella realtà gli Stati Uniti lanciavano nello spazio i primati: meno amati dagli umani (in fondo, chi è che ha una scimmia in casa), ma molto più simili a noi.

La propaganda sa celare sempre i suoi trucchi con una precisione certosina. Leggendo meglio, però, scopriamo che questi sono evanescenti come un velo di fard. Rimane, per fortuna, il ricordo di queste piccole mascotte immolate: amabili e intergalattici resti.

Onomastico: Santa Silvia

Calendarea 1997, Light Make Up