Imaginarea Daily

Il 22 dicembre 1882 sono state inventate le luci di Natale

A dicembre è Natale; a Natale si accendono le luci; le luci sono il Natale. Niente meglio di un piccolo sillogismo per ricordarci di quanto le luci siano consustanziali a questo tempo.

Storicamente, arrivarono al momento giusto, perché la cera e le candele stavano rischiando di alienare questi momenti con incendi e altri piccoli scherzetti. Deus ex machina è stato il ‘vice’ di Thomas Edison, Edward H. Johnson, che il 22 dicembre 1882 portò un piccolo filamento di luci sulla 36esima strada. Fu un po’ un miracolo, un po’ un’apparizione nella notte: a differenza della cera, l’elettricità era ancora cara e si dovette attendere qualche anno perché quella strada non rimanesse isolata. 

Oggi invece, le luci sono decisamente restie a rimettersi nello scatolone dopo il cenone (chi è senza peccato, scagli la prima presa); avvistamenti sono registrati spesso fino a Pasqua. Se la cera è stata da rottamare, non c’è dubbio che le luci siano diventate il sigillo lungo del Natale.

Onomastico: Santa Francesca Saverio Cabrini

Calendarea 2002, Packing case of the year

21 dicembre: solstizio d’inverno

Immaginiamo un inverno depurato dai toni del Natale: chiudendo gli occhi, quale sarebbe il primo colore che viene in mente? Abbiamo davvero pochi candidi dubbi.

Bianco arriva dal tedesco “blank”, termine che evocava la luminescenza delle armi. Ci suona pertanto strano veder associato questo colore al giorno che, in fatto di luce, è il più avaro dell’anno: se di scorpacciate di sole si parla, allora il 21 dicembre sarebbe un pasto frugale. Ma come “ground zero”, il bianco è anche il tono degli inizi, anche di quelli più piccoli e quotidiani. 

La nostra civetta, che ci accompagna nella lunga notte dell’anno, ha preso forma mettendo insieme utensili simbolo della prima colazione e il suo candore vuole ricordarci, appunto, che ogni inizio ha sempre il suo fascino. “Bon petit-déjeuner et bon hiver”, allora!

Onomastico
San Pietro Canisio

Calendarea 2000, Good Morning, Millennium!

Il 20 dicembre 1812 c’è la prima pubblicazione delle “Fiabe del focolare” dei fratelli Grimm

Le fiabe dei Fratelli Grimm hanno davvero poco a che fare con le versioni prodotte molti anni dopo da Walt Disney. Il loro glossario di immagini, infatti, era decisamente truce: questo perché erano ciò che rimaneva di antichissimi riti di iniziazione. Il primo a scoprire questo nesso è stato Vladimir Propp, lo studioso russo che passò al setaccio cento fiabe europee e americane, trovando trentuno funzioni comuni a tutte. Una di queste, vuole che a un certo punto l’eroe arrivi solo nel bosco e si trovi di fronte a una capanna fatta di zampe di gallina.

Ci sembrerà strano, eppure anche nella nostra realtà il varco verso una terra di mezzo può essere sottolineato da un qualcosa: ad esempio, a Roma, un mostro ci apre la spelonca di una biblioteca (l’Hertziana, mondo ‘altro’ per eccellenza). Sempre sul ciglio di un bosco, in una nota serie tv c’è una casa dove si possono fare chiamate verso il mondo del “Sottosopra” (“Stranger Things”, 2016).

Scendendo ancora di più nel piccolo del quotidiano, quale potrebbe essere un oggetto che ammalia e copre? Uno che è necessario (ma non strettamente), proprio come la fiaba sta al linguaggio parlato. Ecco, ci sembra proprio di averlo trovato: un guanto, manto per l’immaginazione.

Onomastico: San Filogonio

Calendarea 2007, Pocketales

Il 19 dicembre 1843 viene pubblicato “Canto di Natale” di Charles Dickens

Questo libro è stato scritto da Charles Dickens in pochissime settimane, e divenne sin da subito sinonimo di Natale. Al punto che, quando nel 1870 lo scrittore venne a mancare, una ragazza si chiese se fosse morto anche Babbo Natale. Questione di proprietà transitiva, la stessa che sperava di ottenere l’autore raccontando la storia dell’avaro Mr. Scrooge, che dovette fare un itinerario nel tempo con ben tre fantasmi di Natale (del passato, del presente e del futuro), prima di capire che era il caso di rimboccarsi le maniche.

La morale che si trova infatti nello scantinato del romanzo, ci suggerisce che dovremmo conservare questa porporina natalizia (si legge buoni propositi e to do list), ben oltre i giorni di festa. La domanda fondamentale, però, è se i vizi capitali sono qualcosa su cui possiamo lavorare, oppure se fanno parte della corteccia cerebrale primitiva, quella che il neuroscienziato Donald MacLean, negli anni ‘70, definiva come “the lizard brain” (la sede degli impulsi primari).

Abbiamo venti giorni di festa e un intero anno per sperimentare e monetizzare… Il test, può iniziare.

Onomastico: Sant’Urbano V, Papa

Calendarea 2007, Pocketales

Il 18 dicembre 1737 muore Antonio Stradivari 

I primi violini di Antonio Stradivari si chiamavano “amatizzati” e, a dispetto del nome, non era in ballo l’amore; al tempo il giovane viveva sotto l’ombra del suo maestro Nicola Amati. Solo alla sua morte i violini potranno essere firmati con “Antonius Stradivarius Cremonensis Faciebat”, la famosa dicitura che ancora oggi ne decreta il valore.

Di un amore ambiguo era anche il legame di Mozart con il violino: era lo strumento del padre, ma tra i due il rapporto non era idilliaco. Nella “Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra”, Mozart si raccomanda di accordare la viola mezzotono sopra, lasciando il secondo in bemolle (quindi un mezzotono più basso); questo, forse, vale più di ogni razionale spiegazione.

E cosa dire del ‘900, quando Man Ray trasforma il corpo della sua amata Kiki in un violino?. Fece questo semplicemente disegnando sulla schiena della giovane quelle due “f”, introdotte proprio da Stradivari. Pare però che sempre di amore si trattasse: per Ingres (il pittore a cui è intitolata la fotografia), non c’era infatti cosa più grande del suo rapporto con questo strumento. Ma se la memoria non ci inganna, il primo verbo del Surrealismo è proprio l’ambiguo. Che, però, continua ad avere fascino per il suo esser non rettilineo: proprio come gli strumenti che compongono il nostro violino.

Onomastico: San Malachia, Profeta 

Calendarea 2013, Orchextra

Il 17 dicembre, nell’antica Roma, iniziavano i Saturnali

Se fossimo vissuti nell’antica Roma, da oggi sarebbe stata festa grossa. La stagione è improvvida (le giornate, del resto, sono le più corte dell’anno), così come scarso è il raccolto. Per questo, fino al 23 dicembre era il tempo della spirale liberatoria, tanto che si viveva come se il mondo fosse alla rovescia: i padroni preparavano banchetti agli schiavi, ci si scambiavano i regali e si poteva giocare ai dadi (che erano banditi tutti gli altri giorni dell’anno).

Saturno era il dio della semina e, nella paura che le anime dei defunti infestassero i raccolti, si organizzavano processioni propiziatorie. La parola d’ordine era fasto matto e, tra cembali e tamburi, iniziava anche il carnevale. Le maschere, dal canto loro, dovevano essere abbastanza mostruose da inibire gli spiritelli ondivaghi.

Sembra che i nostri antenati si erano organizzati proprio in tutto, pur di scongiurare l’apertura del vaso di Pandora…

Onomastico: San Daniele, Profeta 

Calendarea 2002, Packing case of the year

Il 16 dicembre 1937: fuga da Alcatraz 

Questa fuga è avvenuta prima di quella del 1962 resa famosa dal film di Clint Eastwood. Ma vicende ed esiti sono molto simili: lime e oggetti appuntiti per bucare la fortezza, vecchi pneumatici come zattere, nessuna notizia dei fuggitivi: persi o sopravvissuti tra i banchi di nebbia di San Francisco.

Un banco, però, è anche una forma di aggregazione animale, che non ha altro scopo se non la sopravvivenza. Non c’è alcuna relazione tra i pesci che decidono di regalarci le loro giravolte alla “Cirque du Soleil” in mare: solo un freddissimo e studiato tentativo di abbagliare il predatore. Nel banco non c’è un capo e i rapporti di sudditanza non sono di casa. È un po’ la stessa relazione che ha legato i cinque detenuti che sono riusciti a scavalcare la prigione.

Che dire invece del branco? Stessa moltitudine, una consonante in più, eppure tutto cambia. Il branco segue la corrente, il banco fa la corrente. Se il primo è cieco, il secondo ci vede benissimo, ed è fuggito da Alcatraz. Il diavolo, come sempre, è tagliente ed è nei dettagli (compresi quelli ittici).

Onomastico: San Davide, Re e Profeta

Calendarea 2006, Toolife

Il 15 dicembre 1903 viene brevettato il cono gelato 

Italo Marchioni era un immigrato italiano che lavorava a Wall Street, vendendo gelati. L’attività andava a gonfie vele, ma c’era il problema del vuoto a ‘perdere’ di coppette e contenitori: se non venivano rotte dai clienti, dovevano essere lavate e trasportate, con evidente spreco di tempo. Così, Italo Marchiony (nome già americanizzato), il 15 dicembre del 1903 presenta il brevetto di uno stampo per cialde commestibili.

Quando a Manhattan, in quegli anni, qualcuno sentiva pronunciare la parola “toot” vicino a un carretto di gelato, voleva dire che c’era un italiano che esortava a mangiarlo “tutto”, appunto.

Questo gelato, però, restò appiccicato all’inventore con un retrogusto amaro: subito dopo il brevetto, ci furono cause e dispute sulla paternità di questa invenzione. Querelle da azzeccagarbugli che, ormai, saranno state appallottolate a mo’ di carta straccia: tra gli oggetti di design del MoMA, infatti, ci sono solo Italo e il suo cono.

Onomastico: San Valeriano 

Calendarea 1996, Type of tape

Il 14 dicembre 1782 è il primo volo della nuova invenzione dei fratelli Montgolfier 

La prima idea di un pallone aerostatico la troviamo, in realtà, molto più lontano: era il 1670 e padre Francesco Lana ideò un dispositivo più leggero dell’aria. Il gesuita lasciava anche scritto che, se ci fossero state migliorie alla sua intuizione, sarebbe stato felice di accoglierle; ma contemporaneamente si augurava che Dio lasciasse la sua fantasia come tale: quale sconquasso poteva creare l’atterraggio di genti straniere tra le piazze delle città? L’Inquisizione, infatti, non gliela fece passar liscia, così come a un suo collega spagnolo che ci provò circa un secolo dopo…

“Chiunque sia a conoscenza di questo oggetto capirebbe che è un evidente fallimento”: ecco un altro pregiudizio spinoso e, a farne le spese, è stata la lampadina di Thomas Edison (siamo nel 1880 e la frase è di Henry Morton, presidente dello Stevens Institute of Technology).

Ecco il viaggio nel tempo di un’idea: al decollo tutto bene, ma l’atterraggio sarà altrettanto lieve? Tempi e idee devono esser fertili.

Onomastico: San Giovanni della Croce

Calendario Electrabel (società elettrica belga), 2006

Il 13 dicembre 1250 muore Federico II di Svevia 

Per raccontare a distanza di quasi 800 anni una biografia come quella di Federico II di Svevia, ci viene in mente l’amico di Lucio Battisti, quello che in ogni occasione sapeva cosa fare e, cacciavite alla mano, faceva miracoli.

Innanzitutto era un genio: Federico sapeva governare, immaginare edifici (pensiamo solo a Castel del Monte), così come scrivere trattati sui falchi. Ha evitato le buche grazie alla sapiente arte della diplomazia: quando non poté più rimandare la crociata promessa al Papa, invece che guerreggiare scese a patti con il sultano d’Egitto in virtù del fatto che parlava l’arabo. Tra una trattativa e l’altra, filosofeggiava con i dotti islamici, tra lo sdegno degli integralisti di entrambe le parti. In ogni caso, durante il suo regno tutti i cristiani ebbero libero accesso a Gerusalemme. Nel dopolavoro viaggiava anche lui dolcemente: non solo fondando la “Scuola Poetica Siciliana”, ma anche lasciandoci i suoi versi d’amore. Potremmo continuare ancora per molto, ad esempio raccontando di quando, nel 1224, istituì a Napoli la prima università statale per dotare il suo regno di giuristi (sempre di manutenzione si trattava, anche se della macchina pubblica).

Ci fermiamo qui, non nascondendo un po’ di rammarico. Dopo di lui, il Sud non avrà più uno “stupor mundi” (così veniva chiamato) e un sovrano così affezionato. Un po’ più prosaicamente ci verrebbe anche da dire che era cascato a fagiolo, per il Sud e il suo regno…

Onomastico: Santa Lucia

Calendarea 2021, Me Tool