Imaginarea Daily

25 Marzo: un soft faro

Il faro è una di quelle parole/metafora che spingono a chiederci: è nato prima l’oggetto o il suo significato?

È l’immagine per eccellenza dell’attracco: una lanterna magnetica dove approdare, sostenuti da un coraggio a remi. Ma attenzione, il faro può anche essere un ammonimento a non andare oltre. Ulisse era troppo antico (VII secolo a.C.), per conoscere quello di Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo, costruita “solo” nel III secolo; ciò non toglie che quest’eroe sia l’immagine per eccellenza di chi spinge la propria identità sempre un po’ più in là, fino a liquefarla nella parola “Nessuno”. Sarà un caso, ma stordisce Polifemo proprio con del vino che – fatto non banale – era dello stesso colore con cui Omero vedeva il mare (i nostri antenati infatti, non avevano una parola per quello che noi oggi chiamiamo “blu”).

Se il colore del Mediterraneo non poteva esser lambito dalle parole, allora sarà stato il rosso ad avanzare, perlomeno nella mente dell’eroe. Eolo, le sirene, la maga Circe o Calipso, erano in fondo tutti semafori rossi, approdi apparenti. Ma Ulisse non si è fatto accecare, andando dritto e spedito verso il suo: Itaca, casa e relazione. Un “soft faro” dunque; ci sembra una bella immagine per “calzare” un nuovo significato.

Calendarea 2022, Socksymbol

 

18 Marzo: Che genere di papà sei?

Quali sono i più candidi esempi che ci offre la lingua sulla relazione tra forma e funzione? Le parole che indicano i genitori: perché papà (così come mamma), nascono da una piccola esplosione di gioia, formato palato e sillaba. E dunque, il papà, che genere ha? C’è una desinenza in vocale aperta, ma dalla Toscana bussano a ricordarci l’esistenza di “babbo”, un geosinonimo – per dirlo in gergo tecnico – di tutt’altra foggia (senza riferimenti all’omonima città).

A noi piace pensare che ogni genitore può essere sui generis, mescolando forma e funzione come meglio vuole. Magari sarà un (o un’) elettricista che fa la maglia: sarebbe un perfetto collaudatore di emozioni… Scherziamo un po’ tra immagini e parole, per ricordarci che queste decollano proprio in questo modo: in principio era un gioco linguistico, diceva Wittgenstein, un signore che, su questi temi, ci si è arrovellato parecchio.

Questa leggerezza, però, non la ritroviamo nel dibattito su come si sta evolvendo il linguaggio. Indipendentemente da come vogliamo schierarci, teniamo solo a mente che lei, la lingua, non ne è minimamente scossa. Potremmo immaginarla come una divinità, sovrana e pigra sul sofà; nel passato ha accettato prestiti, troncamenti, anglicismi ed elisioni, a patto che non intaccassero minimamente la sua comfort zone. Per dirla con un’immagine, la lingua consegna al futuro solo quello che entra nelle maglie strette del suo modus “vivendi”. Dunque, buona festa del papà domani (all’insegna della spontaneità!).

Calendarea 1995, Forma e funzione

 

11 Marzo: Che weekend sarai?

Che weekend sarai?

Il Carnevale di Venezia non si è concluso poi da molto e se Alessandro Mendini avesse potuto realizzare il progetto del Ponte dell’Accademia (Biennale 1980), sarebbe stato uno sbuffo rococò sull’acqua, praticamente una maschera felliniana. Il designer ci ricorda uno scenografo che ammanta le cose, seguendo il filo nascosto di una citazione sparsa, leggiadra, un tantino beffarda. La ritroviamo nella poltrona Proust (1978), che ci invita a sederci come il Re Sole, sui puntini di Paul Signac.

Scendiamo invece nei sotterranei della fucina di Vulcano dove, più o meno negli stessi anni, un altro designer era convinto che il lavoro (inteso come una fricassea di materiali, consistenze e rumori), potesse entrare in blocco in un disegno nuovo; letteralmente, come fa la lumaca nella chiocciola. Ed ecco Marco Zanuso con la sua Lady, la poltrona imbottita con il poliuretano di quelle automobili che, nel ‘51, magari gli italiani speravano già di poter comprare.

Due modi diversi di abitare la vita e la casa. Per Mendini, stiletto e merletto, è quel luogo che permette di esser “pigri solo il sabato mattina”: lo scrive nelle canzoni di Architettura Sussurrante, il disco prodotto insieme ai Matia Bazar nel 1983 e di cui il MoMA, sembra, ne conservi una copia… Zanuso non riesce invece proprio a pensare a una domus pigra di zelo e nel 1956 arriva il Compasso d’Oro per la Macchina da Cucire Borletti. I due, il sarto e il costumista, di questi premi ne vinceranno in tutto dieci.

Domani, sabato mattina, potremmo allora scegliere se sarà un weekend post-moderno o ancora modernista. Ma l’occasione per far quadrare il cerchio ci è data da una mostra aperta proprio in questi giorni all’ADI Design Museum. Ovviamente, sotto la protezione della beata pigrizia.

Calendarea 2021, Me Tool

 

4 Marzo: Quale la prossima mossa?

Quale la prossima mossa?

Nel 2007, un articolo apparso su La Stampa ci regalava l’immagine di una “mossa del cavallo” che, applicata agli allora rapporti Minsk/Mosca, lasciava già pochi dubbi su chi fosse lo stratega. Facebook esisteva da qualche anno (2004) eppure, come social, era ancora pavido verso i senior “media”.

Nel 1940, mentre i tedeschi invadevano Parigi, Marc Bloch si ferma a riflettere sulla storia. Sente il bisogno di “difenderla” e, per questo, vaglia tutto della sua materia; soppesa anche il ruolo delle  testimonianze che chiama “volontarie”, come, ad esempio, gli articoli di giornale. Materiale prezioso per lo storico, ma solo in apparenza: il loro interesse è più per quello che lasciano intendere che per ciò che dicono espressamente. E che cosa trapela dalle dieci, cento, mille testimonianze che, in questi giorni, ci colpiscono minuto per minuto? Frammentarietà ed emotività, decisamente a briglia sciolta. Forse il lettore (e lo storico di domani), avrebbero bisogno di un po’ di ecologia dell’informazione: un filtro per orientarsi nel buzz di questa galassia chiamata Meta.

Ecco pronta la sfida dei media su questa scacchiera, restituire cioè al cavallo / lettore la sua mossa più autentica: un libero (non a caso è a “L”) movimento di pensiero, in un perimetro certo. Pronti a disegnarlo?

Self communication Inarea, 2006

 

25 Febbraio: Vissi d’arte

Vissi d’arte

Difficile alimentare speranze quando, non tanto lontano da qui, la parola passa alle armi. Preferiamo però mantenere il nostro taglio: oggi, 25 febbraio 2022, ci prendiamo comunque una licenza poetica per ricordare che il Guggenheim di Bilbao ha avviato le feste per i 25 anni di occupazione felice del suolo della città basca.

Culmineranno ad ottobre, ma intanto il palinsesto è scaldato da una mostra di Jean Dubuffet (che aprirà proprio oggi), e un’altra che ci ricorda ciò che di meglio è successo in Europa tra le due guerre: Fauvismo, Cubismo, la “Scuola di Parigi” e il Surrealismo. Si potrebbe pensare al “nostro” Futurismo come grande escluso (anche se non mancano Modigliani e De Chirico). Eppure, è lo stesso edificio di Frank Gehry che rende omaggio a quelle forme uniche di continuità nello spazio di Umberto Boccioni, il più acuto ed europeo tra gli artisti italiani del movimento. La porta del Pantheon, per lui, si aprirà troppo presto, perché la Prima Guerra Mondiale recise una vita di soli 34 anni. Strana assonanza, in una settimana scandita da una parola che tutti vorremmo fosse afona.

Perché ci volgiamo, dunque, al compleanno del Guggenheim (e anche di Gehry, che tra tre giorni ne compirà 92)? Per ricordare l’importanza di tagli netti e di nutrimenti alternativi. Il museo ha significato entrambe le cose per l’economia di Bilbao. E vedere artisti europei sotto il suo stesso tetto (anche russi e ucraini), restituisce un’idea di Europa come nido sicuro; una piccola zona di conforto, nonostante tutto.

Calendarea 2006, Toolife

 

18 Febbraio: Cosa ti sei messo in testa?

Cosa ti sei messo in testa?

Questo cappello ha un nome e un cognome: ama particolarmente il millimetro, le notti insonni e gli eccitanti. Eppure, oggi, non sarà la giornata di Sherlock Holmes.

Gilbert Keith Chesterton: a qualcuno forse dice poco, per cui, a noi il compito delle presentazioni. È quasi contemporaneo di Conan Doyle, con cui condivide anche i natali di fine maggio; non ne è però il gemello, ma un alter ego. Il perché, si trova nei Racconti di Padre Brown, e già a partire dalle livree: se Holmes è, per standing, un pigmalione, il secondo si presenta volutamente come un prete, senza pretese. Eppure, è proprio così che Chesterton ci trae in inganno. Continuiamo nel percorso: mentre il gentlemen di Baker Street è il decano del ragionamento deduttivo, Padre Brown è, piuttosto, un campione del contropiede induttivo.

L’emozione: è proprio questa che mette all’angolo i criminali e che, si badi, per il chierico non hanno nulla a che fare con i ladri comuni. I più fini sono coloro che pensano troppo ed è lì che Brown trova il suo diletto; scava a fondo in cerca del petrolio, facendo però credere al suo interlocutore di usare solo paletta e secchiello da spiaggia.

Per chiudere, se Holmes riusciva a trovare il fallo nella trama millimetrica dell’ordito, Padre Brown cerca piuttosto un rammendo nascosto. Cosa ci siamo messi in testa oggi? Mai sottovalutare il ruolo delle emozioni, potrebbero rivoltarci come un calzino.

Calendarea 2022, Socksymbol

 

11 Febbraio: Programmi d’amore?

Porto Venere è un pertugio sul Mar Ligure bagnato non solo dalla dea dell’amore, ma anche dalla fatica del poeta Lord Byron, quando fece a nuoto il tratto di mare fino a Lerici.

In Inghilterra, Byron difendeva il Luddismo, quel movimento che distruggeva i telai appena sfornati dalla rivoluzione industriale: erano considerati una minaccia per il lavoro artigianale. Ora, la figlia che Byron non ha mai conosciuto, Ada Lovelace (1815-1852), è invece considerata la madre del linguaggio di programmazione. Il suo quid è stato capire che l’algoritmo poteva andare oltre i numeri, generando simboli, parole, persino note. Esso, però, non sarà mai immaginifico, notava Ada; per funzionare non potrà mai fare a meno della macchina umana.

Riassumendo, la figlia di un poeta crea un dispositivo che, per funzionare, avrà sempre bisogno di poesia. Ci sembra un bel modo di parlare d’amore, a tre giorni da San Valentino. Nel suo caso, può valere anche il women nomen: “love” e “lace”, amore e pizzo (ma anche laccio): avrà forse dovuto stringer bene quelli dei suoi guantoni, per fare il mestiere che amava? Non dimentichiamo che passò la sua breve vita come “fidanzata professionale” di molti matematici uomini.

Ah, oggi è la Giornata Internazionale delle Donne e Ragazze nella Scienza: un amore complicato solo dalla storia e da come ci è stata – a volte – tramandata.

Calendarea 2012, Glove Story

 

28 gennaio: il giorno dopo la memoria

Ieri è stato celebrato il Giorno della Memoria. E non è una buona ragione per dimenticare tutto, già da quello dopo. Questo è il limite del nostro tempo: accendere la sensibilità solo dopo l’accensione di un qualsiasi device e cambiare umore in funzione del palinsesto che ci viene offerto.

Ci piacerebbe raccontarvi le storie di ballerine sopravvissute all’Olocausto, oppure del compositore Olivier Messiaen che, a 32 anni, nel campo di Görlitz, scrisse ed eseguì il suo quartetto per la “fine del tempo”. Eppure, ci sarà un modo per non fare della memoria “una memoria”; un po’ come fanno quelle pietre d’inciampo, pronte ad esser calpestate, nostro malgrado, tutto l’anno.

Per questo, per ricordare, ci prendiamo una licenza molto poco poetica chiamando la memoria cerniera: un varco tra passato, presente e futuro, giusto per non essere un arrivederci misurato.

Onomastico: San Tommaso d’Aquino

Calendarea 2011, A step ahead

 

21 gennaio: una mostra a Firenze

Firenze è una città luminescente: ha consacrato un ponte agli ori e, anticamente, l’evento più atteso della  festa del patrono San Giovanni era l’ostensione dell’Altare d’Argento in Battistero, che era nascosto agli occhi tutti gli altri giorni dell’anno. Questo paramento, realizzato in oltre un secolo (1367-1483), ha dalla sua 200 chili d’argento e un numero quasi incalcolabile di nicchie e statue. È stato un lavoro a svariate mani: Antonio del Pollaiolo, Verrocchio (il maestro di Leonardo) e Michelozzo, tra gli altri.

Settecento metri più in là, a Palazzo Strozzi, c’è la lucentezza diversa, data da un materiale moderno. L’acciaio di Jeff Koons non ci chiede di osservarlo al riverbero di una candela, perdendoci tra i sentieri d’ombra di bulini e santi (pensiamo a come poteva guardare un fedele nel ‘400…). Nei suoi conigli, cani e veneri possiamo però specchiarci.

La levigatezza è il segno distintivo del nostro tempo. É quello che accomuna Jeff Koons, l’iPhone e la depilazione brasiliana; essa non ferisce, chiede solo un like”, scriveva nel 2019 il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han. Può essere; tuttavia, l’artista l’ha tirata fuori dal cappello venti anni prima della creatura di Apple. E l’arte, può anche essere il sussurro del secondo tempo che ancora dobbiamo giocare.

A proposito, tanti auguri, Jeff Koons ora che ti affacci anche tu al tuo “terzo tempo” (ma non lo diremo a nessuno).

Onomastico: Sant’Agnese

Calendarea 2012, Glove Story

 

14 gennaio: Ritratti nel tempo

Nella prima stagione di The Crown, una giovanissima Elisabetta II viene redarguita dalla nonna per essersi mostrata traballante nella gestione di un affare di stato. Compito della monarchia è ispirare certezze granitiche e che nulla cambi, insomma.

Eppure, alcune tra le migliori donne della storia britannica hanno colonizzato tutto il “dopo” del mondo, sostituendolo a un prima che nessuno ricorda. Partiamo da Boudicca (“Vittoria”), la regina della rivolta contro i Romani nel 60 d.C. Oppure la prima Elisabetta, sgorgata illegittima per nascita, genere e religione; con lei è nato un “dopo” talmente netto da farsi chiamare tradizione. I suoi ritratti non la smentiscono: è la fiducia granitica nel singolo che scolpisce il ruolo.

Tra poco, la National Portrait Gallery accoglierà anche gli scatti dei 40 anni di una probabile futura regina, la duchessa di Cambridge. Una Kate Middleton all’Angelica de Il Gattopardo, come è stata definita, colei che nel romanzo apporta bellezza, dote e destrezza sociale. Il prossimo 6 febbraio, Elisabetta II festeggerà 70 anni di regno e, forse, Kate è la sua migliore erede: bella e prudente. Quello di Paolo Roversi ci sembra perciò un ritratto sincero, in questo momento. Quanto a Kate, il miglior augurio che possiamo farle è un futuro che tracci come un eyeliner il suo “dopo”; uno stacco netto.

Onomastico: San Felice di Nola

Calendarea 2018, Light Make Up