25 Marzo: un soft faro

Marzo 25, 2022

Il faro è una di quelle parole/metafora che spingono a chiederci: è nato prima l’oggetto o il suo significato?

È l’immagine per eccellenza dell’attracco: una lanterna magnetica dove approdare, sostenuti da un coraggio a remi. Ma attenzione, il faro può anche essere un ammonimento a non andare oltre. Ulisse era troppo antico (VII secolo a.C.), per conoscere quello di Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo, costruita “solo” nel III secolo; ciò non toglie che quest’eroe sia l’immagine per eccellenza di chi spinge la propria identità sempre un po’ più in là, fino a liquefarla nella parola “Nessuno”. Sarà un caso, ma stordisce Polifemo proprio con del vino che – fatto non banale – era dello stesso colore con cui Omero vedeva il mare (i nostri antenati infatti, non avevano una parola per quello che noi oggi chiamiamo “blu”).

Se il colore del Mediterraneo non poteva esser lambito dalle parole, allora sarà stato il rosso ad avanzare, perlomeno nella mente dell’eroe. Eolo, le sirene, la maga Circe o Calipso, erano in fondo tutti semafori rossi, approdi apparenti. Ma Ulisse non si è fatto accecare, andando dritto e spedito verso il suo: Itaca, casa e relazione. Un “soft faro” dunque; ci sembra una bella immagine per “calzare” un nuovo significato.

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